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Sguardi del mostruoso: i freak nel cinema italiano (2007)
Relatore Prof. Stefano Mordini

Un viaggio 'infernale' come Dante nell'universo filmico italiano dei freak.
Come sosteneva Michel Foucault nel 1975, il mostro umano, il freak, nella sua stessa esistenza e forma è una violazione della legge della sua stessa realtà (la legge della natura). Alcuni freak hanno sembianze animali (l'uomo elefante, la donna mulo, la donna scimmia, l'uomo cane…), altri possiedono caratteristiche di entrambi i sessi (l'ermafrodito), altri ancora scardinano le leggi fisiche e si presentano per esempio con 4 gambe o completamente sprovvisti di esse, con 2 teste come i gemelli siamesi, alti come un gigante o piccoli piccoli come bambini (i nani). Combinano l'impossibile e il proibito, rappresentano il limite.
Un essere ibrido per sua stessa natura, un simbolo del postmoderno.
Il freak è da sempre stato studiato: il 'diverso' (da noi) incuriosisce. Scienza, fisionomica e iconografia hanno esaminato i fenomeni da baraccone classificandoli in innumerevoli categorie. Come poteva il cinema non trattarlo?
Il freak è da sempre stato esibito, fin dall'epoca degli spettacoli circensi, perché ci attrae e allo stesso tempo ci spaventa, ma non riusciamo mai a distogliere lo sguardo verso queste bizzarrie umane: la stessa cosa accade nel cinema. Qui si articola un voyeurismo estremo, che sfocia in alcuni casi in un malsano modo del cinema italiano di mostrare queste persone singolari. In altri casi la figura del freak e il suo ruolo all'interno del film ci fa riflettere e aprire gli occhi.
'Totò che visse due volte', 'Lo zio di Brooklyn' e 'Il ritorno di Cagliostro' sono i film di Ciprì e Maresco che utilizzano la figura del freak per farci riflettere sulla nostra condizione di spettatori 'normali'.
Anche il regista Tinto Brass ha utilizzato freak nelle sue pellicole quali 'Salon Kitty', 'Caligola' e 'Paprika', mettendo in campo (visivo) la corruzione dell'uomo che non è soltanto fisica, anzi.
Altri film come 'Casa Privata per le SS' di Bruno Mattei, 'La bestia in calore' di Luigi Balzella e 'Terror! Il castello delle donne maledette' di Ramiro Olivarez, invece, trattano l'immagine del freak come spunto narrativo per eccitare e inorridire allo stesso tempo, per spingersi oltre l'osceno. Pornofreak italiani.
Tutt'un altro utilizzo in 'Brutti, sporchi e cattivi' di Ettore Scola o ne 'La donna scimmia' di Marco Ferreri o in 'Tutti defunti tranne i morti' di un giovane Pupi Avati. In queste pellicole è presente in maniera forte il tessuto sociale di diverse comunità: dai poveri 'in canna' e avari di Ettore Scola, in cui la bruttezza fisica si estende all'animo, allo sfruttamento in tutte le maniere possibili (permesse dalla società) di un marito-padrone verso una donna scimmia e, infine, alla famiglia di aristocratici che cercano con avidità un tesoro nascosto.
Per non parlare della carrellata di attori freak presenti nello scenario italiano. Dal famoso Jimmy il 'fenomeno' che entra urlando e basta in più di cento film di serie B italiani per più di 20 anni, creando sconcerto da parte degli spettatori, a Franco 'Bombolo' Lechner. Chi non se li ricorda!
In questi anni alcuni autori hanno portato alla ribalta la figura del freak, come Matteo Garrone ne 'L'imbalsamatore' e Paolo Sorrentino ne 'L'amico di famiglia'. Qui i freak sono i protagonisti della storia e sono il motore per riflettere sull'attuale condizione umana riguardo l'estetica e soprattutto la morale della nostra società.

vai all'abstract Visioni del mostruoso: tre diversi 'freaks' nella storia del cinema

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Indice della tesi

 

INTRODUZIONE 
1. CANTO I - CORSI E RICORSI MOSTRUOSI
2. CANTO II - IBRIDISMO E VOYEURISMO ESTREMO: LA FIGURA DEL FREAK
3. CANTO III - GLI IGNAVI DI SICILIA
4. CANTO IV - IL LIMBO ITALIANO: TRACCE DI FREAK
5. CANTO V - I LUSSURIOSI E IL POTERE
6. CANTO VI - I GOLOSI DI SCIENZA E DI SESSO
7. CANTO VII - GLI AVARI DI VERITA'
8. CANTO VIII - GLI IRACONDI D'AMORE
9. CANTO IX - CONCLUSIONI: LA CITTA' DEL MOSTRUOSO

 

Arbus Diane, Bambino con granata

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